
Modello 231 e rischi fiscali devono lavorare insieme. Lo chiarisce la circolare n. 6/E del 6 agosto 2026, con cui l’Agenzia delle Entrate ha indicato che un Modello 231 adeguato può aiutare l’impresa a proteggersi dalle frodi fiscali. A una condizione: il Modello deve essere collegato al sistema con cui l’azienda gestisce i propri rischi fiscali.
Molte imprese hanno già un Modello 231, cioè l’insieme di regole con cui prevengono i reati commessi nello svolgimento dell’attività. Poche, però, si sono chieste se quelle regole “parlino” con i controlli fiscali che l’azienda svolge ogni giorno.
La circolare riguarda il regime di adempimento collaborativo, che si fonda sul dialogo preventivo tra impresa e Fisco. Al centro c’è il Tax Control Framework (TCF). È il sistema con cui l’impresa individua, valuta e tiene sotto controllo i propri rischi fiscali.
Tra gli impegni richiesti c’è quello di evitare il coinvolgimento in frodi fiscali. Il rischio esiste anche per colpa di clienti, fornitori o altri soggetti terzi. Secondo l’Agenzia, un Modello 231 adeguato e integrato con il TCF può soddisfare questo impegno.
Anche se non stai pensando di aderire a questo regime, i tre passaggi che la circolare indica sono un ottimo modo per controllare lo stato di salute del tuo Modello.
Non basta una frase generica sul rispetto delle norme fiscali. Il Modello deve indicare quali reati tributari possono davvero riguardare la tua attività. Deve inoltre descrivere le misure che servono a prevenirli.
Conviene partire dalla pratica. Chi controlla le fatture? Chi verifica i dati prima di una dichiarazione? Cosa succede se qualcosa non torna?
Il Modello 231 e la mappa dei rischi fiscali devono raccontare la stessa storia. Se il Modello prevede un presidio, quel presidio deve comparire anche nel sistema di controllo fiscale.
Ad esempio, arriva la fattura di un nuovo fornitore con elementi poco chiari. Chi la verifica? A chi si segnala il dubbio? Cosa si fa prima di usarla ai fini fiscali? Se la risposta cambia a seconda di chi la dà, c’è un punto debole.
L’Organismo di Vigilanza (OdV) controlla che il Modello 231 funzioni. Per farlo, deve ricevere le informazioni giuste da chi si occupa di fiscalità. Lo stesso vale nel senso opposto. La circolare parla espressamente di flussi informativi tra i due.
In pratica serve stabilire cosa comunicare, a chi e con quale frequenza. Serve anche conservare traccia delle verifiche.
Non in automatico. Avere un Modello 231 aggiornato non elimina da solo le sanzioni. Inoltre, i benefici legati all’adempimento collaborativo dipendono dall’accesso al regime e dal rispetto di requisiti specifici. Occorre valutarli caso per caso.
Il tuo Modello 231 tiene conto dei rischi fiscali e dei controlli che la tua azienda svolge davvero? Una verifica mirata può aiutarti a capire cosa aggiornare e a far dialogare meglio gli strumenti che già usi. Per una consulenza, contatta Open Impresa.