
Il PPWR, acronimo di Packaging and Packaging Waste Regulation, è il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. Il testo introduce regole più stringenti su progettazione, riciclabilità, riutilizzo, contenuto riciclato ed etichettatura degli imballaggi.
Per il settore agroalimentare e food & beverage, il PPWR rappresenta una delle riforme normative più rilevanti degli ultimi anni. Le imprese produttrici, i trasformatori, i distributori e gli operatori della GDO dovranno infatti rivedere materiali, formati, processi di confezionamento e strategie di gestione degli imballaggi.
Il Regolamento (UE) 2025/40 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 22 gennaio 2025, è entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e sarà applicabile, in via generale, dal 12 agosto 2026. Sostituisce progressivamente la precedente Direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.
L’obiettivo principale è ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi, aumentare il riciclo, promuovere il riutilizzo e rendere il packaging più sostenibile lungo tutto il ciclo di vita.
Il PPWR non è una semplice direttiva, ma un regolamento europeo. Questo significa che sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, senza necessità di recepimento nazionale.
Per le imprese italiane del settore agroalimentare, questo comporta la necessità di adeguarsi a un quadro normativo uniforme a livello europeo, con scadenze precise e requisiti tecnici progressivamente più stringenti.
Il settore food & beverage è particolarmente coinvolto perché utilizza grandi quantità di imballaggi lungo tutta la filiera. Basti pensare a:
Proprio per questo, il PPWR avrà un impatto diretto sulle scelte di packaging, sui costi industriali, sulla logistica e sulle strategie commerciali delle imprese agroalimentari.
Il PPWR prevede obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti da imballaggio rispetto ai livelli del 2018:
Per le imprese alimentari, questo significa ripensare il packaging in modo più efficiente. Gli imballaggi dovranno essere progettati per utilizzare meno materiale possibile, senza compromettere la protezione del prodotto, la sicurezza igienica e la conservazione.
La riduzione degli imballaggi non riguarda solo il peso, ma anche l’eliminazione di confezioni superflue, doppi imballaggi non necessari e soluzioni sovradimensionate.
Uno dei punti centrali del PPWR è il principio della riciclabilità by design.
A partire dal 2030, gli imballaggi immessi sul mercato europeo dovranno essere progettati per essere riciclabili secondo criteri tecnici armonizzati. Questo comporterà una forte attenzione alla scelta dei materiali, alla separabilità dei componenti e alla compatibilità con le filiere di riciclo.
Per il settore agroalimentare, il tema è particolarmente delicato. Molti imballaggi alimentari oggi utilizzano materiali compositi o multistrato per garantire barriera, conservazione e sicurezza. Tuttavia, queste soluzioni non sempre sono facilmente riciclabili.
Le imprese dovranno quindi valutare alternative come:
Il PPWR introduce anche nuovi obiettivi legati al riutilizzo degli imballaggi, in particolare per alcune categorie come bevande, asporto e imballaggi da trasporto.
Per il comparto beverage, ad esempio, sarà necessario valutare sistemi basati su contenitori riutilizzabili, circuiti di raccolta, lavaggio, sanificazione e redistribuzione.
Questo cambiamento potrà avere un forte impatto sulla logistica. Le imprese dovranno decidere se aderire a sistemi collettivi oppure sviluppare modelli proprietari di gestione del vuoto a rendere e degli imballaggi riutilizzabili.
Il PPWR prevede percentuali minime di materiale riciclato post-consumo negli imballaggi in plastica.
Per le bottiglie in PET e per altri imballaggi plastici, le soglie aumenteranno progressivamente nel tempo. Le imprese dovranno quindi verificare la composizione dei propri imballaggi, la disponibilità di materiale riciclato idoneo al contatto alimentare e la documentazione fornita dai propri fornitori.
Questo punto è particolarmente rilevante per il food, perché l’utilizzo di materiale riciclato negli imballaggi a contatto con alimenti deve rispettare anche le normative sulla sicurezza alimentare e sui materiali MOCA.
Il nuovo regolamento rafforza l’attenzione verso le sostanze potenzialmente pericolose presenti negli imballaggi.
In particolare, il PPWR introduce limiti e restrizioni per determinate sostanze, tra cui i PFAS, spesso utilizzati per conferire proprietà barriera, antiunto o idrorepellenti ad alcuni materiali da imballaggio.
Per le imprese agroalimentari sarà quindi essenziale verificare la conformità dei materiali a contatto con gli alimenti, coordinando gli obblighi del PPWR con quelli già previsti dal Regolamento (CE) n. 1935/2004 sui materiali destinati al contatto alimentare.
Il PPWR prevede l’introduzione di un sistema di etichettatura armonizzata a livello europeo.
Gli imballaggi dovranno riportare informazioni chiare sulla composizione dei materiali e sulle corrette modalità di raccolta, anche attraverso pittogrammi, QR code o altri strumenti digitali.
Per le aziende alimentari che vendono in più Paesi UE, questo rappresenta un passaggio importante. Sarà necessario aggiornare grafiche, etichette, layout di confezione e processi interni di approvazione del packaging.
Ecco le principali scadenze da tenere sotto controllo.
| Anno / Data | Adempimento principale |
|---|---|
| 22 gennaio 2025 | Pubblicazione del Regolamento (UE) 2025/40 nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea |
| 11 febbraio 2025 | Entrata in vigore del PPWR |
| 12 agosto 2026 | Applicazione generale della maggior parte delle disposizioni |
| 2026-2027 | Definizione progressiva di atti delegati e criteri tecnici |
| 2028 | Avvio degli obblighi collegati all’etichettatura armonizzata europea |
| 2030 | Obblighi su riciclabilità, contenuto riciclato, riduzione degli imballaggi e prime soglie di riutilizzo |
| 2035 | Nuovi obiettivi intermedi di riduzione e riciclabilità |
| 2040 | Obiettivi finali su riduzione, contenuto riciclato e riutilizzo |
Le imprese non dovrebbero attendere il 2030 per intervenire. La riprogettazione di un imballaggio alimentare richiede infatti test tecnici, prove di shelf-life, validazioni di sicurezza, qualifica dei fornitori e aggiornamenti grafici.
Il primo passo per adeguarsi al PPWR è realizzare un audit completo degli imballaggi attualmente utilizzati.
L’analisi dovrebbe includere:
Questa mappatura consente di individuare gli imballaggi più critici e definire le priorità di intervento.
L’adeguamento al PPWR non può essere gestito solo internamente.
Le imprese agroalimentari dovranno collaborare con produttori di imballaggi, consulenti tecnici, laboratori, fornitori di materiali e partner logistici. L’obiettivo sarà sviluppare soluzioni di packaging più sostenibili, ma ancora idonee a garantire sicurezza, conservazione e qualità del prodotto.
Nel food, infatti, il packaging non ha solo una funzione estetica o commerciale. Protegge l’alimento, ne prolunga la shelf-life, riduce gli sprechi e garantisce conformità igienico-sanitaria.
Per questo la transizione dovrà essere pianificata con anticipo, considerando tempi di sviluppo che possono arrivare anche a 12-24 mesi.
Il PPWR rafforza il ruolo della Responsabilità Estesa del Produttore, nota anche come EPR.
Le tariffe legate alla gestione degli imballaggi potranno essere modulate in funzione della riciclabilità, della sostenibilità e delle caratteristiche ambientali del packaging.
In pratica, gli imballaggi più difficili da riciclare potranno generare costi più elevati, mentre quelli progettati secondo criteri di eco-design potranno beneficiare di condizioni più favorevoli.
Per le imprese agroalimentari, la gestione strategica del packaging diventerà quindi anche una leva di controllo dei costi.
Per il settore beverage, il PPWR rende ancora più rilevante il tema dei sistemi di deposito cauzionale, noti anche come DRS.
Questi sistemi prevedono il pagamento di un deposito al momento dell’acquisto, restituito al consumatore quando l’imballaggio viene riconsegnato.
L’introduzione o il rafforzamento di sistemi DRS può avere impatti significativi su:
Le imprese dovranno valutare se aderire a sistemi collettivi o sviluppare soluzioni specifiche in collaborazione con consorzi, operatori logistici e retailer.
Il PPWR rappresenta certamente un obbligo normativo importante. Tuttavia, per le imprese più organizzate può diventare anche un’opportunità competitiva.
Un packaging più sostenibile può contribuire a migliorare il posizionamento del brand, rafforzare la fiducia dei consumatori e facilitare l’accesso a canali commerciali più esigenti.
I consumatori sono sempre più attenti all’impatto ambientale dei prodotti che acquistano. Un imballaggio sostenibile, riciclabile e correttamente comunicato può diventare un elemento distintivo.
La sostenibilità del packaging non deve però essere presentata in modo generico. È importante evitare messaggi vaghi o potenzialmente riconducibili al greenwashing.
Le dichiarazioni ambientali dovranno essere documentate, verificabili e coerenti con le caratteristiche reali dell’imballaggio.
La GDO internazionale, i buyer specializzati e il canale horeca premium richiedono sempre più spesso garanzie sulla sostenibilità degli imballaggi.
Essere già allineati ai requisiti del PPWR potrà facilitare il dialogo con questi interlocutori e rafforzare la competitività dell’impresa.
La riduzione del materiale utilizzato, l’ottimizzazione dei formati e il miglioramento della logistica possono generare risparmi significativi.
Meno materiale significa minori costi di acquisto, minore peso da trasportare e, in molti casi, minori costi legati alla gestione ambientale degli imballaggi.
La conformità al PPWR può contribuire anche al miglioramento del profilo ESG dell’impresa.
Un packaging più sostenibile può essere valorizzato nei report di sostenibilità, nei rapporti con gli stakeholder e nell’accesso a strumenti finanziari collegati alla transizione ecologica e alla tassonomia europea.
Le imprese del settore food & beverage dovrebbero iniziare subito un percorso strutturato di adeguamento.
Il primo passo è censire tutti gli imballaggi utilizzati, distinguendo tra primari, secondari e terziari.
Per ciascun imballaggio è utile raccogliere dati su materiale, peso, formato, funzione, fornitore, destinazione d’uso e quantità immesse sul mercato.
Dopo l’audit, occorre confrontare la situazione attuale con i requisiti previsti dal PPWR.
La gap analysis permette di individuare gli imballaggi non conformi o potenzialmente critici, definendo un ordine di priorità.
L’impresa dovrebbe costruire una roadmap pluriennale, almeno fino al 2030.
Il piano dovrebbe includere:
Il PPWR coinvolge più funzioni aziendali.
Non riguarda solo l’ufficio qualità o l’area legale, ma anche R&D, acquisti, marketing, produzione, logistica e commerciale.
Una formazione interna mirata consente di ridurre errori, accelerare le decisioni e integrare i requisiti normativi già nelle fasi di sviluppo prodotto.
Per le imprese italiane è importante monitorare le indicazioni operative di CONAI e dei consorzi di filiera, come COREPLA, COMIECO, COREVE, RICREA, CIAL e BIOREPACK.
Questi soggetti avranno un ruolo rilevante nell’aggiornamento delle procedure, dei contributi ambientali e delle indicazioni tecniche per le imprese.
Il PPWR è una delle riforme più importanti della normativa europea sugli imballaggi. Per il settore agroalimentare, l’impatto sarà significativo perché il packaging è parte integrante della sicurezza, della conservazione, della logistica e della comunicazione del prodotto.
Le imprese che inizieranno subito a lavorare su audit, eco-design, materiali riciclabili, contenuto riciclato, etichettatura e sistemi di riutilizzo potranno ridurre i rischi di non conformità e trasformare l’obbligo normativo in un vantaggio competitivo.
Adeguarsi al PPWR non significa solo rispettare una nuova regola europea. Significa preparare l’impresa a un mercato in cui sostenibilità, trasparenza e responsabilità ambientale saranno sempre più decisive.
La nostra consulenza supporta le imprese agroalimentari in tutte le fasi del percorso: dall’audit iniziale degli imballaggi alla definizione della roadmap, dalla formazione dei team interni al dialogo con fornitori, CONAI, consorzi di filiera e autorità competenti.