
Concessioni demaniali marittime a finalità turistico-ricreativa: parliamo del quadro normativo e delle criticità
L’utilizzo del demanio marittimo per finalità turistico-ricreative è da anni al centro di un acceso dibattito normativo e giurisprudenziale. Da una parte vi sono i concessionari storici, che chiedono tutela per gli investimenti realizzati e per la continuità delle loro attività; dall’altra vi è l’Unione Europea, che insiste sul rispetto dei principi di libera concorrenza, trasparenza e parità di trattamento.
Questa contrapposizione ha determinato un quadro normativo instabile, caratterizzato da interventi legislativi temporanei, ben tre procedure di infrazione avviate dalla Commissione Europea e un contenzioso diffuso che ha coinvolto tutti i principali organi giurisdizionali: TAR, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale e Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Per anni il sistema delle concessioni si è basato sul cosiddetto “diritto di insistenza”, che garantiva un forte vantaggio ai concessionari uscenti, consentendo loro di ottenere il rinnovo della concessione in via preferenziale. Questo meccanismo, tuttavia, si è rivelato incompatibile con i principi europei e con la Direttiva Bolkestein, che vieta i rinnovi automatici e i privilegi ingiustificati.
Nonostante l’abrogazione formale del diritto di insistenza a seguito delle procedure di infrazione, il legislatore italiano ha continuato a introdurre proroghe ex lege, in evidente contrasto con il diritto comunitario.
La svolta è arrivata con le sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 17 e 18 del 2021, che hanno fissato principi fondamentali destinati a orientare la prassi amministrativa e giurisprudenziale. In particolare:
le proroghe automatiche sono incompatibili con il diritto europeo e quindi non possono essere applicate;
le concessioni devono essere assegnate attraverso procedure ad evidenza pubblica, che garantiscano trasparenza e parità di accesso;
non esiste un diritto generalizzato all’indennizzo, ma deve essere tutelato l’affidamento degli operatori che abbiano effettuato investimenti in buona fede;
le pubbliche amministrazioni hanno l’obbligo di disapplicare le norme nazionali in contrasto con il diritto europeo, senza attendere un nuovo intervento legislativo.
Nonostante questi chiarimenti, il quadro resta tuttora caratterizzato da profonde incertezze. Da un lato, il legislatore ha disposto ulteriori proroghe delle concessioni fino al 2027 e al 2028; dall’altro, la giurisprudenza continua a dichiarare l’illegittimità delle proroghe e ad imporre l’avvio immediato delle procedure di gara.
Il risultato è un sistema in cui i concessionari rischiano di vedere compromessi definitivamente i propri investimenti, mentre i Comuni, posti nella difficile posizione di gestire il rilascio delle concessioni, si trovano esposti a contenziosi se non bandiscono gare conformi al diritto europeo.
Il settore delle concessioni demaniali marittime è oggi uno dei più delicati e complessi dell’ordinamento italiano, poiché coinvolge contemporaneamente norme nazionali, direttive comunitarie e interessi economici rilevantissimi. In questo scenario, affidarsi a un’assistenza legale qualificata non è solo consigliabile, ma indispensabile per tutelare i propri diritti ed evitare errori che potrebbero tradursi in conseguenze irreversibili.
Open P.A. offre supporto legale e consulenziale mirato, unendo competenza giuridica, esperienza processuale e capacità di mediazione istituzionale. L’obiettivo è proporre soluzioni concrete e bilanciate, capaci di garantire tutela sia agli operatori economici sia alle amministrazioni concedenti, contribuendo così a ridurre conflitti e incertezze in un settore tanto strategico quanto fragile.